Ottobre 24, 2023
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  • Rapporto ONU sui cambiamenti climatici: siamo ancora in tempo?

Il clima terrestre sta cambiando

Negli ultimi decenni stiamo assistendo a profondi cambiamenti del clima terrestre. Eventi estremi come alluvioni, siccità, ondate di calore stanno diventando sempre più frequenti e intensi. Questi cambiamenti hanno un impatto diretto sulla vita di miliardi di persone e sull’equilibrio di interi ecosistemi.

Ma quali sono le cause di questi sconvolgimenti? L’uomo ne è responsabile oppure si tratta di dinamiche naturali fuori controllo? Per rispondere a queste domande fondamentali gli scienziati di tutto il mondo hanno elaborato il più grande rapporto mai realizzato sul cambiamento climatico.

I risultati sono sorprendenti e indicano chiaramente che siamo di fronte ad una situazione critica. Serve un cambio di rotta immediato per evitare conseguenze potenzialmente catastrofiche.

Scopri di più sul nuovo rapporto dell’IPCC e su cosa possiamo fare per fermare il riscaldamento globale.

L’IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change, lancia l’allarme

Il cambiamento climatico: una realtà che si manifesta in ogni angolo del globo, con il tempo che scorre rapidamente. Alluvioni, incendi, caldo estremo, scioglimento dei ghiacciai: sono queste le parole che, ad oggi, emergono con sempre maggiore frequenza negli articoli e nei telegiornali. Un campanello d’allarme risuona per la società umana.

L’IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change, composto da 195 paesi membri, ci illustra la gravità della situazione. Attraverso il lavoro di migliaia di scienziati, che esaminano migliaia di articoli scientifici relativi al cambiamento climatico, si è giunti all’elaborazione del sesto rapporto di valutazione, noto come AR6, che sarà completato in tutte le sue parti entro il 2022.

Il clima della Terra sta cambiando e l’influenza umana sul sistema climatico è indiscutibile: così afferma l’AR6. Normalmente, l’IPCC è cauto ed equilibrato nei suoi report, mantenendo un approccio tipico dello stile accademico-scientifico. Tuttavia, in questo caso, il tono è grave, è preoccupato. Le condizioni climatiche, che l’uomo sta modificando in modo inequivocabile, sono senza precedenti negli ultimi migliaia di anni. Se non si inverte subito la rotta, il sistema Terra impiegherà altrettanti anni per ripristinare l’equilibrio di quegli ambienti in cui viviamo.

La Terra, indifferente all’aumento di 1, 2, 3 gradi, troverà sempre un nuovo equilibrio. Ma per noi non sarà così semplice adattarci. L’obiettivo globale è quello di non fare aumentare la temperatura media di 1,5 gradi rispetto a quella pre-industriale, come già stabilito durante l’Accordo di Parigi nel 2015. Potrebbe sembrare poco, ma un aumento di 1,5 gradi è un’enormità se lo consideriamo come variazione media a livello globale.

Sopra quella soglia, avverte l’IPCC, molte conseguenze climatiche saranno irreversibili. L’ultimo report afferma che, se non dovessero essere attuate immediatamente soluzioni per ridurre le emissioni di gas serra, sarebbe impossibile evitare il raggiungimento del fatidico 1,5 gradi entro i prossimi 20 anni. Anzi, si supererebbero probabilmente i 2 gradi di aumento. Attualmente la temperatura si è alzata di circa 1,09 gradi Celsius, con valori più alti sulla terraferma e più bassi sugli oceani. Si ritiene che ci sia una probabilità superiore al 50% che il grado e mezzo venga superato negli anni immediatamente successivi al 2030. È virtualmente certo che, se non si tagliano le emissioni, si raggiungeranno i 2 gradi entro la fine del secolo.

Il rapporto è stato creato sulla base dei modelli climatici di ultima generazione. Potrebbero esserci scettici che pensano a un’eccessiva esagerazione dei dati, o addirittura a dati falsi. Tuttavia, tutto ciò che è contenuto nel rapporto è basato su dati scientifici e modelli climatici di ultima generazione. L’auspicio è che non ci sia necessità di rimpiangere di non aver dato credito a queste informazioni.

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Nuovo rapporto ONU sui cambiamenti climatici: scenari estremi e conseguenze irreversibili

I modelli climatici: programmi di estrema complessità che permettono di prevedere la variazione di parametri come la temperatura superficiale o le precipitazioni, in relazione alle variazioni di altri parametri, ad esempio la temperatura media globale. Le simulazioni di ultima generazione utilizzate sono denominate CMIP6 (Coupled Model Intercomparison Project) e derivano da un programma internazionale che coinvolge istituti di ricerca, università e laboratori, i quali condividono i risultati ottenuti, creando un unico grande database. Questo rappresenta uno dei più grandi studi mai realizzati a scala globale.

Una miriade di dati: grazie a questa abbondanza di informazioni, è possibile fornire non solo dati globali, ma anche regionali. I continenti e gli oceani sono stati suddivisi in diversi blocchi e sul sito dell’IPCC è disponibile un atlante interattivo che permette di visualizzare i diversi parametri calcolati nello studio. Questo rappresenta un significativo passo avanti rispetto ai report precedenti, come quello del 2014, permettendo confronti più accurati e la creazione di modelli migliori e più affidabili.

Il ruolo dell’uomo nel cambiamento climatico: la tecnologia e l’evoluzione degli studi hanno permesso di affermare con ancor più certezza questa realtà.

Gli scenari: sono stati creati per ipotizzare l’evoluzione del sistema Terra nei prossimi anni. Uno scenario ipotizza il mantenimento delle attuali emissioni, due prevedono un aumento delle emissioni (alte e molto alte) e due prospettano una riduzione delle emissioni (basse e molto basse). A seconda del percorso che la comunità globale deciderà di intraprendere, la soglia critica potrebbe essere raggiunta in tempi diversi. Se le emissioni rimanessero alte o molto alte, il valore di 1,5 gradi verrebbe superato entro il secolo, potenzialmente entro il 2040. Se le emissioni fossero basse o molto basse, questo valore potrebbe essere superato solo temporaneamente, per poi tornare a valori inferiori al grado e mezzo entro la fine del secolo.

Lo scioglimento dei ghiacci: una realtà ormai irreversibile. Anche se le emissioni dovessero azzerarsi da un giorno all’altro, il loro scioglimento e il conseguente aumento del livello del mare sarebbero inarrestabili per i prossimi secoli, se non millenni. Per dare un’idea, nel breve periodo – diciamo entro il 2100 – l’aumento del livello del mare sarà di almeno 28-55 centimetri se le emissioni saranno molto basse.

Leggi anche: Gas serra: quali sono e quali conseguenze hanno sull’ambiente

Proiezioni allarmanti per il livello del mare in Italia entro il 2100

Proiezioni future del livello del mare: disponibili sul sito della NASA, permettono di visualizzare i possibili scenari futuri. Nel caso di emissioni molto alte, si prevede un aumento del livello del mare tra i 2 e i 5 metri. Il sito offre la possibilità di selezionare uno dei cinque scenari, dal migliore al peggiore. Ad esempio, nel caso migliore, a Civitavecchia nel 2100 si stima un aumento di 30 centimetri mentre a Napoli 33 centimetri. Nel caso peggiore, a Venezia si prevede un innalzamento di 77 centimetri.

Non tutto è perduto: l’obiettivo del rapporto è aumentare la consapevolezza sull’argomento e mostrare come l’anidride carbonica, assieme ad altri inquinanti e gas serra, sia il principale motore dei cambiamenti climatici. Dal 1750 ad oggi, l’aumento di gas serra è indubbiamente legato all’attività umana. I valori raggiunti nel 2019 sono impressionanti: 410 ppm (parti per milione) per l’anidride carbonica, 1866 ppb (parti per miliardo) per il metano e 332 ppb per il protossido di azoto. In confronto, in epoca preindustriale i valori erano di 278 ppm per la CO2, 750 ppb per il metano e 280 ppb per il protossido di azoto. È evidente l’enorme aumento.

Stabilizzare il clima: richiede riduzioni forti, rapide e costanti delle emissioni di gas serra, con l’obiettivo di raggiungere emissioni nette di CO2 pari a zero. Limitare anche altri gas serra e inquinanti atmosferici, specialmente il metano, potrebbe avere benefici sia per la salute che per il clima. Tuttavia, si sottolinea l’urgenza di queste azioni: non si parla di anni o decenni, ma di interventi quasi immediati.

COP26: alla fine dell’anno si terrà a Glasgow la 26esima Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici. Si spera che il monito dell’IPCC spinga chi di dovere a prendere seri provvedimenti per cambiare la situazione. Il resto del report IPCC, che sarà concentrato sull’analisi delle fonti di emissioni di gas serra e sulla creazione di soluzioni attuabili, è previsto per il 2022.

Documentarsi: è fondamentale per comprendere la gravità della situazione. Sul sito dell’IPCC, anche nella versione italiana, è possibile trovare un’ampia gamma di informazioni utili per approfondire il tema del cambiamento climatico.

In sintesi

Il rapporto IPCC ci ha mostrato in modo cristallino come il cambiamento climatico sia ormai inarrestabile e come le nostre azioni abbiano portato la Terra ad un punto di non ritorno. La situazione è davvero critica e richiede interventi rapidi e decisi da parte di tutti. Ognuno di noi deve fare la propria parte, per quanto piccola. Solo unendo le forze ed agendo subito possiamo sperare di salvare il nostro pianeta e garantire un futuro alle prossime generazioni. Ma abbiamo ancora la forza e il coraggio di cambiare rotta e salvare il nostro habitat, prima che sia troppo tardi?

La Redazione

Mi chiamo Giuseppe e sono il fondatore di GreenYourLife, un blog pensato per fornire informazioni e consigli utili per uno stile di vita più sostenibile. Sono nato e cresciuto in uno dei posti più belli del mondo, la Sardegna, e sono sempre stato attento alle tematiche ambientali.

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