Dicembre 15, 2023
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  • Il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi: la mappa delle 51 aree idonee

Secondo recenti stime, in Italia sono stoccati circa 255.000 metri cubi di rifiuti radioattivi. Dove finiranno? È una domanda che riguarda tutti noi. Di recente, il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato una mappa con 51 siti potenzialmente idonei, ma nessuno li vuole vicino a casa propria.

Si tratta di un’opera strategica per il Paese, che porterà migliaia di posti di lavoro. Eppure, c’è una forte opposizione locale. Riusciranno a trovare un accordo? Continuate a leggere per scoprire tutti i dettagli di questa spinosa questione che ci coinvolge da vicino.

Il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi sorgerà in una di queste 51 aree idonee: la mappa

È in uno degli individuati 51 punti, che verrà costruito il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Questa previsione è tracciata nella cosiddetta “carta nazionale delle aree idonee” o CNAI, pubblicata il 13 dicembre 2023 dal Ministero dell’Ambiente della sicurezza energetica.

Risulta interessante notare che questi siti si trovano in sei diverse regioni: 21 nel Lazio, 10 in Basilicata, 8 in Sardegna, 5 in Piemonte, con le restanti località in Sicilia e in Puglia.

Nella mappa in questione, in realtà, ci sono meno di 51 punti poiché in alcune località sono stati identificati più siti idonei, quindi ci sono più siti sovrapposti su ogni singolo simbolo identificativo.

Mappa dei 51 siti identificati

Attenzione: è bene chiarire fin da subito che non verranno realizzati 51 diversi depositi, ma un unico deposito in una di queste 51 aree. Ma perché abbiamo bisogno di un deposito nazionale per i rifiuti nucleari se non abbiamo centrali nucleari? E come sono stati scelti questi siti?

Da Notare che: al momento, in Italia, a differenza di altri paesi, non esiste ancora una struttura in cui sistemare in modo definitivo i nostri rifiuti radioattivi. È una situazione che non può continuare, poiché l’Unione Europea ha imposto che ogni paese tratti all’interno dei propri confini i propri rifiuti radioattivi.

Si costruirà quindi un deposito nazionale nel quale finiranno sia i materiali legati alla dismissione delle ex centrali nucleari italiane (che coprono più o meno il 60% del totale), sia i rifiuti che derivano dalla ricerca, dall’industria e dalla medicina nucleare, che tutt’oggi continuano a essere prodotti in Italia e che continueranno a essere prodotti anche in futuro.

Struttura e Gestione del Deposito Nazionale dei Rifiuti Radioattivi in Italia

Prevedibilmente, il deposito nazionale ospiterà 78.000 metri cubi (m³) di rifiuti radioattivi di livello basso e medio basso, oltre a 177.000 m³ di rifiuti ad attività medio alta e alta. È interessante notare che attualmente, una buona parte di questi rifiuti, in particolare quelli provenienti dalle ex centrali nucleari, è stoccata in Belgio, Francia e Regno Unito.

Per coloro che sono interessati a saperne di più sulla questione nucleare, vi invitiamo a leggere il nostro articolo dedicato all’argomento “Nucleare di IV Generazione: può davvero fare la differenza?”. 

Per comprendere meglio come sarà strutturato il deposito nazionale, bisogna sapere che l’obiettivo principale è ospitare i rifiuti radioattivi di livello basso e medio basso. Questi verranno inglobati in una matrice di cemento all’interno di un contenitore chiamato “manufatto”. Questo, a sua volta, verrà inserito in una struttura di calcestruzzo armato all’interno di una matrice di malta denominata “modulo”. Questi moduli verranno poi inseriti in un’ulteriore barriera di calcestruzzo armato chiamata “cella”.

Essenzialmente, tutti questi strati formano una sorta di “matriosca” di cemento, progettata per garantire la massima sicurezza dell’impianto. Complessivamente, verranno realizzate 90 celle, che saranno poi coperte da una collina artificiale. Questa non solo migliorerà l’aspetto visivo dell’impianto, ma anche l’impermeabilità della struttura. Si prevede che questi rifiuti verranno stoccati per circa 300 anni, dopo di che la loro radioattività sarà trascurabile.

Per quanto riguarda i 177.000 m³ di rifiuti con attività medio alta e alta, si utilizzeranno delle taniche cilindriche di massima sicurezza chiamate canister. Queste saranno alte circa 3 metri e saranno progettate per resistere a inondazioni, esplosioni, incendi e terremoti. Tuttavia, si tratta di un deposito temporaneo, in attesa di un deposito geologico per lo smaltimento definitivo, un’opzione che al momento è ancora poco discussa e sembra purtroppo ancora un po’ lontana.

A questo punto, la domanda spontanea è: come sono state scelte le aree per la realizzazione del deposito nazionale?

“Le 51 aree idonee per il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi: criteri di selezione, autocandidature e resistenze locali”

Per rispondere a questa domanda, è importante sottolineare che ciascuna delle località presenti nella mappa, come dichiarato dal ministero in un comunicato stampa, presenta dei requisiti in linea con i parametri previsti dalla guida tecnica ISIN, che recepisce le norme internazionali per questo tipo di strutture. Ma cosa significa esattamente? In sostanza, i 51 siti corrispondono a aree che rispettano una rigorosa serie di parametri, progettati per garantire la massima sicurezza dell’impianto e il minimo impatto possibile sia sull’ambiente che sul territorio circostante.

Per esempio, non deve trattarsi di una zona ad alto rischio sismico, vulcanico o idrogeologico. La località non deve trovarsi a meno di 5 km dalla costa, deve essere lontana dai centri abitati, dalle industrie e dagli impianti militari e non deve essere un’area protetta o con specie animali a rischio. Questi sono solo alcuni dei numerosi parametri da considerare. Dopo aver escluso le aree non idonee, si è arrivati prima a un elenco provvisorio di 67 siti, che sono stati poi ridotti a 51 nella mappa definitiva.

In aggiunta alle 51 aree identificate, i comuni non inclusi nell’elenco possono candidarsi spontaneamente entro 30 giorni dalla pubblicazione della mappa. A quel punto verranno effettuate le verifiche per determinare se il sito è adatto o meno. Tuttavia, è importante ricordare che passerà probabilmente un anno o più prima che venga scelto il sito definitivo.

A proposito di autocandidatura, uno dei primi comuni che si è proposto è Trino Vercellese, dove si trovava una delle ex centrali nucleari italiane. Ma perché un comune dovrebbe autocandidarsi? La risposta è legata principalmente agli incentivi statali che verranno forniti al comune selezionato, oltre alla creazione di migliaia di posti di lavoro nei prossimi anni.

Inoltre, oltre al deposito nazionale, verrà realizzato anche un parco tecnologico. Questo sarà un centro di ricerca dedicato allo smantellamento delle centrali nucleari, alla gestione dei rifiuti radioattivi e allo sviluppo sostenibile. Il progetto prevede anche l’avvio di collaborazioni internazionali.

Siamo consapevoli del fatto che questa è una questione estremamente delicata e, infatti, al momento nessuno dei 51 siti individuati ha risposto positivamente. Questa situazione rientra nel cosiddetto fenomeno NIMBY (“Not In My Back Yard”), cioè l’opposizione ad opere considerate sgradite, come un deposito nucleare o un’industria, nella propria area di residenza.

“Sfide e decisioni: la selezione del sito per il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi”

Nonostante queste strutture siano di importanza strategica a livello nazionale, la reticenza dei cittadini a ospitare tali infrastrutture nelle immediate vicinanze della propria abitazione persiste, indipendentemente che si tratti di una turbina eolica, un deposito nucleare o un cavalcavia. Questo atteggiamento è comprensibile, dato il potenziale impatto di tali strutture sulla qualità della vita, sulla salute e sull’ambiente.

In futuro, quando il sito ufficiale tra i 51 potenziali sarà selezionato per la realizzazione dell’impianto, saremo pronti a fornire un aggiornamento tempestivo. Il processo di selezione è un lungo percorso, pieno di sfide e di complesse decisioni. Tuttavia, l’obiettivo finale è trovare un equilibrio tra la necessità di gestire i rifiuti radioattivi in modo sicuro e sostenibile e la volontà delle comunità locali.

Conclusioni

In conclusione, la questione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi rimane complessa e delicata. Da un lato, è necessario individuare una soluzione per lo smaltimento sicuro di questi rifiuti in linea con le normative europee. Dall’altro, è comprensibile la preoccupazione delle comunità locali che potrebbero ospitare l’impianto. Forse, la domanda da porsi è: come conciliare queste esigenze contrapposte, nell’interesse della collettività e delle generazioni future? Solo attraverso un dibattito pubblico trasparente e partecipato sarà possibile arrivare ad una soluzione condivisa.

La Redazione

Mi chiamo Giuseppe e sono il fondatore di GreenYourLife, un blog pensato per fornire informazioni e consigli utili per uno stile di vita più sostenibile. Sono nato e cresciuto in uno dei posti più belli del mondo, la Sardegna, e sono sempre stato attento alle tematiche ambientali.

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