Luglio 6, 2023
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Un paese interamente deserto, temperature proibitive e una popolazione in continua crescita: come è possibile coltivare in modo fruttuoso la terra e sfamare milioni di persone?

L’Arabia Saudita sembra aver trovato la soluzione a questo intricato rompicapo ambientale, costruendo uno dei settori agricoli più produttivi al mondo a partire da condizioni del tutto avverse. Tecnologie all’avanguardia, politiche governative lungimiranti e investimenti miliardari hanno trasformato l’arido paesaggio saudita in un’oasi di campi floridi e raccolti abbondanti.

Storia di un successo agricolo

Il maestoso panorama dell’Arabia Saudita è caratterizzato da dune sabbiose alte fino a 250 metri, un paesaggio simile a quello di un film fantasy. Questa è la vista tipica da una finestra in Arabia Saudita, una nazione totalmente immersa nel deserto. Caratterizzato da clima arido e temperature estive che toccano i 56 gradi centigradi senza precipitazioni per lunghi periodi, non sono inusuali le tempeste di sabbia.

L’agricoltura qui rappresenta una sfida notevole, tuttavia, questa terra arida ospita 16 milioni di persone ed accoglie circa 9 milioni di lavoratori migranti. Si può legittimamente chiedere: da dove proviene il cibo? Il denaro del petrolio sembra risolvere molti problemi, e incredibilmente, in questo sterile deserto vengono coltivate frutta e verdura, trasformando l’Arabia Saudita in un grande esportatore di alimenti. Questo risultato sorprendente è opera di una serie di fattori e strategie che saranno esaminate nel seguito.

Nel corso del ventesimo secolo, l’agricoltura dell’Arabia Saudita ha subito una trasformazione significativa, passando dalla coltivazione di datteri e dall’allevamento di pecore, cammelli e capre, per produrre beni molto diversi. Questo cambio di paradigma la ha portata a diventare uno dei settori più produttivi del paese. Una politica governativa ha giocato un ruolo di primaria importanza in questa trasformazione, cercando di sostituire l’allevamento tradizionale beduino con l’agricoltura sedentaria. Questa misura si è resa necessaria poiché il paese era fortemente dipendente dalle importazioni.

La politica di divisione delle terre governative, introdotta nel 1968, ha dato un contributo decisivo alla fine dello stile di vita beduino, promuovendo l’adozione di tecnologia moderna e il miglioramento delle infrastrutture di trasporto. Il governo ha inoltre promosso l’agricoltura locale inserendo sussidi ai produttori nazionali e tasse proibitive per gli importatori. Inoltre, ha fornito agli agricoltori sussidi per gli acquisti di concimi, semi, macchinari, sistemi di irrigazione e per la riduzione del lavoro umano. Un ulteriore incentivo è stato il prezzo del grano, comprato dai coltivatori a un prezzo tre volte maggiore rispetto al mercato mondiale.

Grazie a tali sforzi, la superficie coltivabile è passata da 600.000 ettari nel 1980 a 1,7 milioni di ettari nel 1995. Tuttavia, nonostante il successo, il programma di sviluppo dell’agricoltura non ha pienamente raggiunto gli obiettivi prefissati. Il problema primario è stato l’insufficiente disponibilità d’acqua. Come noto, in Arabia Saudita non esistono fiumi. Le precipitazioni annue non superano i 100 millimetri su tutto il territorio, esclusa la parte meridionale del paese. A titolo di confronto, la media annuale in Francia varia da 690 a 1000 millimetri.

L’Arabia Saudita: Trasformazione del Deserto in Terra Fertile grazie all’Irrigazione Circolare

L’Arabia Saudita, sebbene sia un paese prevalentemente desertico, utilizza l’80% delle sue preziose riserve idriche per l’agricoltura. Le uniche terre arabili si trovano nelle oasi fertili più a nord del deserto di Roub al Ahly. Di fronte a queste sfide, il XXI secolo ha sollevato la necessità di incrementare la produzione agricola espandendo le terre coltivabili e garantendo un risparmio d’acqua più efficace.

Accogliendo queste necessità, il programma di sviluppo dell’Arabia Saudita Vision 2030 ha implementato diverse strategie. Tra queste, spiccano l’uso di satelliti per ottenere immagini dei terreni agricoli e l’analisi termica per comprendere meglio la correlazione tra coltivazione e risorse idriche. L’obiettivo principale del paese è, infatti, aumentare l’efficacia nell’uso delle limitate risorse naturali per sviluppare le regioni agricole.

In questo contesto, il governo saudita sta trasformando vaste aree desertiche in campi produttivi, realizzando ampi progetti di irrigazione e introducendo un’ampia meccanizzazione. I deserti, dotati di sistemi di irrigazione moderni, sembrano scenari di film futuristici. Nella valle di Al Sirhan, nel nord del paese, ad esempio, si possono osservare insoliti cerchi nel deserto. Questi campi, in cui vengono coltivati cereali, frutta e verdura, sono irrigati con acqua risalente a quasi 2 milioni di anni fa, conservata nelle rocce ad una profondità di un chilometro.

Questi cerchi, dal diametro di 800 a 1000 metri, sono il risultato del sistema di irrigazione circolare. L’acqua viene prelevata da un pozzo centrale e distribuita attraverso un tubo forato che si muove costantemente in circolo, irrigando i semi. La pressione della fonte anima il tubo, eliminando la necessità di energia elettrica. Questo metodo fu ideato dal coltivatore Francis Buge del Colorado nel 1940.

Nonostante questo incredibile progresso, i dati indicano che le riserve idriche dei pozzi saranno esaurite in soli 50 anni. Di fronte a questa situazione, il governo saudita sta esplorando altre fonti di approvvigionamento idrico. Sono state costruite strutture per la cattura delle rare precipitazioni, impianti di desalinizzazione dell’acqua marina e sistemi di purificazione delle acque reflue urbane e industriali.

Guardando al futuro, le autorità prevedono di passare completamente all’importazione di grano, concentrando la produzione locale su frutta e verdura. Nonostante le difficoltà, con tutti questi progressi, l’area delle terre arabili dell’Arabia Saudita sta progredendo a passi da gigante.

L’Arabia Saudita trasforma il deserto in un’oasi di fertilità: il successo dell’agricoltura saudita

Nel 2018, l’area delle terre arabili dell’Arabia Saudita è immensamente cresciuta, raggiungendo quasi i 3,5 milioni di ettari. Questa espansione è stata sostenuta in modo significativo dalla Banca Agricola Saudita, che fornisce prestiti a lungo termine agli agricoltori e alle imprese. Al momento, in questa prospettiva, la banca ha approvato più di tremila nuovi progetti agricoli.

Attualmente, l’Arabia Saudita è autonoma in termini di produzione interna per molti prodotti alimentari, tra cui grano, datteri, verdure, vari frutti, uova, polli, pesce e gamberetti. L’eventuale surplus è esportato, portando un successo notevole per un paese principalmente desertico. Prodotti come datteri, latticini, uova, pesce, polli, frutta, verdura e fiori vengono esportati sul mercato internazionale.

Un esempio degno di nota è il successo nella produzione di olive. Gli ulivi sono stati coltivati per la prima volta nel 2007 nella regione di Al Shuruq, nel nord del paese. Nel 2018, c’erano oltre 21mila ettari di uliveti. Qui è situata la più moderna azienda produttrice di olio di oliva al mondo, che produce circa 15.000 tonnellate di olio d’oliva all’anno da oltre 5 milioni di ulivi. Tale cifra corrisponde esattamente alla metà del volume totale di olio d’oliva consumato ogni anno in Arabia Saudita.

Nel 2018, il Ministero dell’Ambiente, delle Risorse Idriche e dell’Agricoltura dell’Arabia Saudita ha approvato un nuovo piano per lo sviluppo dell’agricoltura biologica. L’obiettivo è quello di aumentare la produzione biologica del 300% con un investimento di 200 milioni di dollari. Tuttavia, il 13% dell’import di alimenti nel paese persiste.

Nonostante la ricchezza basata sulle riserve di petrolio e gas, l’esaurimento delle risorse idriche potrebbe portare a problemi significativamente più gravi della dipendenza dalla produzione di petrolio e gas. Di conseguenza, sono stati avviati progetti per l’acquisto di terreni agricoli in altri paesi. Nel 2008, l’Arabia Saudita ha speso miliardi di dollari per l’acquisto di vaste proprietà agricole in tutto il mondo, in paesi come Etiopia, Indonesia, Mali, Senegal e Sudan, posizionandosi al decimo posto tra i proprietari di terreni agricoli a livello globale.

Alla luce di queste acquisizioni, l’Arabia Saudita occupa il decimo posto tra i paesi che detengono terreni agricoli al di fuori dei propri confini, con l’acquisto di 2,2 milioni di ettari. Tale approccio solleva diverse questioni interessanti. Vale la pena di chiedersi se sia più produttivo investire nella scienza e nell’educazione, sviluppare l’agricoltura interna – eventualmente a spese dell’ambiente naturale – acquistare terreni all’estero, o ancora sondare alternative per risolvere il problema. Si apre quindi un ampio spazio di discussione e confronto sulla questione, che protrebbe richiedere nuove prospettive e nuovi approcci strategici.

Conclusione

L’Arabia Saudita ha compiuto grandi progressi nell’ampliamento delle proprie terre agricole e nell’ottimizzazione delle risorse idriche, tuttavia la dipendenza dal petrolio è ancora molto forte. Nonostante gli sforzi per diversificare l’economia, il settore primario resta ancora poco sviluppato e produce appena il 2% del PIL. Per uscire dall’impasse, il governo dovrà investire ancora di più in tecnologia, formazione e know-how, favorendo lo sviluppo di un tessuto imprenditoriale agricolo moderno e sostenibile.

Continuerà la monarchia saudita a puntare esclusivamente sull’acquisto di terreni all’estero e su progetti megalomani che prosciugano le riserve naturali, o troverà il coraggio di investire sulle nuove generazioni e costruire un futuro green per il paese? Forse è arrivato il momento di osare e scommettere sull’ingegno dei giovani.

La Redazione

Mi chiamo Giuseppe e sono il fondatore di GreenYourLife, un blog pensato per fornire informazioni e consigli utili per uno stile di vita più sostenibile. Sono nato e cresciuto in uno dei posti più belli del mondo, la Sardegna, e sono sempre stato attento alle tematiche ambientali.

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